Manifattura lombarda ancora positiva. Trainano gli ordini esteri

La manifattura lombarda archivia un 2025 con indicatori tutti col segno più. In un contesto difficile per l’intero Paese i numeri della Lombardia parlano chiaro: produzione industriale in crescita dell’1,2% rispetto al 2024, fatturato in crescita del +2,5%, ordini interni in aumento dell’1,1% e ordini esteri del +3,1%.

E se l’industria la fa da padrona anche il comparto artigiano non è da meno: produzione a +1,0%, con un miglioramento di ordini esteri (+2,5%) e fatturato (+1,3%) e ordini interni pressoché stabili (+0,2%), ma con segno positivo.

Dal punto di vista congiunturale la produzione aumenta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, in linea con il fatturato (+0,6%), gli ordini interni risultano stabili con lieve flessione (-0,2%) mentre prosegue la dinamica positiva della domanda estera (ordini +0,6%). Per l’artigianato il trimestre mostra un’evoluzione leggermente più favorevole: produzione +0,7%, ordini interni +0,4%, ordini esteri +0,9% e fatturato +0,6%.

La vocazione internazionale resta un elemento strutturale per il sistema produttivo regionale. Nel 2025 la quota di fatturato estero dell’industria si è mantenuta elevata, pari al 38,9%. Nel comparto artigiano, pur in presenza di segnali positivi di ordinativi esteri, la quota di fatturato realizzata sui mercati internazionali rimane più contenuta (6,5%) evidenziando le maggiori difficoltà delle piccole imprese ad approfittare dei mercati esteri.

Tutti i settori appaiono positivi  con una crescita diffusa: solo 3 su 13 chiudono l’anno in flessione (tessile -2,0%, gomma-plastica -0,5%, mezzi di trasporto -0,3%). Tra i comparti più dinamici si segnalano le industrie varie (+6,0%), gli alimentari (+3,3%), il pelli-calzature (+2,8%) e i minerali non metalliferi (+2,6%).

L’occupazione nell’industria registra un saldo tra ingressi e uscite lievemente negativo (-0,6%). La quota di imprese che ricorre alla CIG resta stabile (10,9%), mentre aumenta l’incidenza delle ore sul monte ore trimestrale (2,1%), con un coinvolgimento più marcato per meccanica, mezzi di trasporto, tessile e abbigliamento. Nell’artigianato, invece, il saldo occupazionale è lievemente positivo (+0,2%) e la CIG permane su livelli molto contenuti (0,5% del monte ore trimestrale).

Le aspettative delle imprese restano ancora improntate alla prudenza: prevalgono indicazioni di stabilità per i principali indicatori. Nell’industria, tra chi prevede variazioni, emergono segnali di moderato ottimismo per produzione, fatturato, domanda estera e occupazione; la domanda interna resta lievemente negativa ma in miglioramento. Nell’artigianato l’orientamento è più cauto, pur con una prevalenza di attese di stabilità.

Tra gli elementi di rischio percepiti dall’industria continuano a pesare i costi dell’energia rispetto ai concorrenti esteri e quelli delle materie prime insieme all’inasprimento delle tensioni geopolitiche. Risulta invece in diminuzione la preoccupazione legata a tariffe statunitensi e altre politiche protezionistiche internazionali rispetto ai trimestri precedenti. Secondo le imprese artigiane, oltre a costi e tensioni geopolitiche, incide anche il ridotto potere d’acquisto delle famiglie.

In base ai risultati del focus periodico di Unioncamere Lombardia sugli investimenti, nel 2025 la propensione a investire appare complessivamente stabile rispetto agli anni precedenti, con una lieve attenuazione in un quadro caratterizzato da incertezza ed elevati costi finanziari. Una quota significativa di imprese dichiara di non avere necessità di nuovi investimenti perché già realizzati negli anni precedenti. L’industria resta il comparto più attivo (64% delle imprese ha investito nel corso dell’anno), soprattutto in investimenti materiali (impianti, macchinari, veicoli) con l’obiettivo di rinnovare gli impianti e aumentare la capacità produttiva. Cresce l’attenzione al risparmio energetico, in particolare tra gli artigiani.

Il 2025 si archivia come un anno positivo per la manifattura lombarda: la crescita media regionale dell’1,2%, in netto contrasto con il dato nazionale fermo al -0,5%, evidenzia la buona tenuta delle nostre imprese a fronte di un contesto geopolitico estremamente complesso - ha specificato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia, - Il vero fattore di successo rimane la nostra proiezione internazionale. Con una quota di fatturato estero che sfiora il 39%, l’industria lombarda ha saputo bilanciare con efficacia la debolezza della domanda interna: è proprio questa apertura ai mercati globali — testimoniata da un incremento degli ordini esteri del 3,1% — a fare da scudo contro la situazione economica attuale.Tuttavia, emerge chiaramente dove si giocherà la nostra sfida più importante per il futuro prossimo: se l'industria è ormai un player globale consolidato, le nostre piccole imprese restano ancora troppo ancorate al mercato locale, con una quota export ferma al 6,5%. Il nostro obiettivo deve essere quello di fornire loro gli strumenti per valicare i confini nazionali, trasformando la qualità del 'saper fare' lombardo in una forza d'urto globale”.

“I dati confermano la solidità del sistema manifatturiero lombardo e delle sue filiere complete, che continua a crescere anche in una fase complessa per l’economia nazionale ed europea. - ha affermato Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia - La forte vocazione internazionale delle nostre imprese capofila resta un punto di forza decisivo. Allo stesso tempo emerge la necessità di accompagnare sempre di più le realtà meno dimensionate, nei percorsi di apertura ai mercati esteri, dove esistono ancora ampi margini di crescita. Come Regione stiamo lavorando proprio in questa direzione, con l’obiettivo di consolidare questi risultati mettendo a sistema anche i servizi per imprese connessi a loro cercando di spingere ulteriormente nell’apertura all’innovazione e rafforzare ulteriormente il primato manifatturiero della Lombardia. La sfida delle zone di innovazione e sviluppo é il cambiamento di oggi affinché la Lombardia continui ad essere locomotiva tra 20 anni”.

“Nonostante un contesto tempestoso, nel 2025 la Lombardia industriale mostra solidità e capacità competitiva come emerge da tutti i principali indicatori: produzione industriale (+1,2% rispetto al 2024), fatturato (+2,4%), ordini esteri (+2,5%) e ordini interni (+1,1%). Vocazione internazionale, capacità di adattamento, attitudine all’innovazione sono le principali cause di questa performance, ma merito va dato anche alla capacità lombarda di fare sistema a tutela del sistema produttivo regionale come avviene anche sui principali dossier europei. – ha aggiunto Giuseppe Pasini Presidente Confindustria Lombardia - Persistono comunque difficoltà in settori più impattati da incertezze e complicazioni normative: tra questi il tessile, la gomma-plastica, la siderurgia e i mezzi di trasporto. Nel 2026, per sostenere questa crescita, serve far ripartire gli investimenti – anche in vista della chiusura del PNRR –, rafforzare il mercato interno per compensare l’impatto delle tensioni internazionali, proteggere le produzioni Made in EU ed eliminare i dazi interni come ETS, burocrazia e caro energia. Da questo punto di vista le imprese si aspettano molto dall’Industrial Accelerator Act: negli ultimi 20 anni il baricentro dell’economia mondiale si è spostato lontano dall’Europa e per recuperare il terreno perso nei confronti di USA e Cina non c’è più tempo da perdere”.

Il 2025 si chiude con un segno positivo per l’artigianato e le MPI lombarde, ma la crescita resta contenuta e fragile, sostenuta più dall’estero che dalla domanda interna. Il principale fattore critico è l’aumento dei costi di produzione (segnalato dal 63% delle nostre imprese), con l’energia al centro del problema competitivo europeo. Il divario fiscale sull’energia penalizza in modo particolare le piccole imprese, generando in Lombardia un extracosto superiore a 1 miliardo di euro. – ha spiegato Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Lombardia in rappresentanza del mondo dell’artigianato - Le MPI non si sono fermate, ma per trasformare la resilienza in crescita strutturale servono energia competitiva, strumenti semplici per investire e un sistema formativo allineato ai bisogni reali delle imprese”.

Approfondimenti nel report pubblicato sul sito di Unioncamere Lombardia

Focus di approfondimento sugli investimenti delle imprese lombarde